OPERETTA MORALE

Sperimentale Teatro A – La Macina

OPERETTA MORALE

Dialogo di un Attore di Teatro e di un Passeggere

di Allì Caracciolo

Concerto per Voci recitanti, Canto, Musica solista, Danza

dedicato alla Terra di Marche, alla sua bellezza, alla sua gente, a ogni rinascita:

«dune di un deserto ilare | quietamente abitato»

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo, il cui titolo parafrasa una celebre OPERETTA MORALE del grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, il DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE, cui intende rendere omaggio, rappresenta un itinerario attraverso la bellezza1: da quella più esterna e visibile del paesaggio della Terra di Marca, compresa solo da chi sa andare oltre l’apparente allentamento delle forme, fino a scoprirne il celato Nume (non un’apollinea misura ma un volto altro del Dioniso, che esprime nel silenzio il suo furore più alto e misterico), a quella delle Città che vi si incastonano quali tarsie in simbiosi di materie e colori. Da esse alla preziosa teca dei Teatri, storici emblemi di bellezza, altro complesso, celato, nume.

Qui s’apre il divario tra Attore, di conoscenze più dinamiche, e Passeggere, attaccato a stereotipi passivamente acquisiti. A quale idea di bellezza si riferisce ciascuno nel ricercarla, o nell’asserirne l’indispensabile presenza all’esistere? È qui che si distingue l’idea di bellezza come apparenza solo esterna dalla Bellezza come sostanza dell’agire umano e sociale.

Ed è ancora qui che Teatro si fa emblema di tale divario della idea di Bello: da un lato plauso, piacere, eccellenza, divertimento, prestigio, tale lo sprovveduto ed esaltato Passeggere; dall’altro rigorosa ricerca, una sorta di rito che attraverso il corpo e la mente attinge alle radici dell’essere: “un linguaggio che ricomincia senza fine l’atto della propria distruzione”, atto che attraverso l’esistere esprime l’essere.

Bellezza dunque non si riduce a un canone estetico, ma è sostanza dell’Humanitas, della consapevolezza, cioè, di essere uomini, di cui costituisce il valore etico di verità e civiltà, inattaccabile dalla distruzione del bello, operata dalla volgarità del potere, del danaro, della intolleranza.

Teatro si fa veicolo di tale ‘etica della bellezza’ proprio in quanto “la vita è il doppio del teatro” e riflettere sul Teatro è riflettere sulla vita. Come afferma l’Attore: “La bellezza è la potenza dell’anima” e, in un apparente rovesciamento: “Diventare anima è il segreto della bellezza”.

Bellezza che va protetta e salvata dallo sfacelo dell’indifferenza, allo stesso modo in cui quando è minacciata da catastrofi naturali quali il sisma, la forza della rinascita è l’espressione più alta della forza di vivere: “Noi siamo ginestre”, dichiara l’Attore; come la ginestra di Leopardi tenacemente torniamo a rinascere su terreno arido di distruzione.

Lo spettacolo è una coproduzione tra due gruppi storici del teatro e della ricerca musicale: lo Sperimentale Teatro A e La Macina. Il canto di arcaiche risonanze di Gastone Pietrucci, etnomusicologo ed esecutore dei canti popolari di tradizione orale marchigiana da lui riscoperti, qui scelti in connessione con i vari temi trattati, è accompagnato dai suoi musicisti, che sono anche compositori delle musiche soliste, in un Concerto in cui le vocalità degli attori e del canto creano una partitura persistente nel comune orizzonte armonico che definisce la cifra musicale dello spettacolo.

1 Lo spettacolo nasce sull’omonimo testo di Allì Caracciolo, pubblicato da Vydia editore in Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche, 2014.

“Marginalia” al Salone del Libro 2019

Sono Allì Caracciolo. Il presente breve promemoria circa un evento significativo importante:

la presentazione al Salone Internazionale del Libro di Torino di un mio libro, MARGINALIA, a suo tempo Primo Premio Assoluto per l’inedito, a seguito del quale venne pubblicato in Milano da Prometheus Editrice, particolarmente attenta alla ricerca poetica e letteraria.

Si tratta di un poemetto reputato molto particolare e innovativo, che oggi può vantare recensioni importanti tanto da essere presentato nel prestigioso Salone del Libro.

La presentazione avverrà il giorno

10 maggio, ore 20, PADIGLIONE 1 (C44-D43) via Nizza, 294,

e sarà tenuta dal docente dell’Università di Siena, prof. FRANCESCO SOLITARIO**, che ha scritto lo splendido saggio iniziale del libro: QUEL NULLA D’INESAURIBILE SEGRETO, e che tenne altresì un corso monografico sul detto poema nella sua Università.

**FRANCESCO SOLITARIO: Cattedra di Estetica e di Filosofia dell’Arte Contemporanea; Direttore della sezione di Estetica comparata del Centro Internazionale di Studi Comparati “I Deug Su” Università di Siena.

SINTETICA DOCUMENTAZIONE CRITICA

DOCUMENTO 1.

Dalla SCHEDA di Francesco Solitario per il Salone Internazionale del Libro, Torino

Basta aprire il libro di Allì Caracciolo, che si ha subito l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa di “diverso” da qualsiasi altro libro. Certo, è un libro di poesia, e come tale si presenta di primo acchito, ma anche di filosofia, di teatro, di scenografia, di pittura, di danza e, perché no, in un certo senso, anche di musica. Arte al completo, e non solo, ma una sintonia di effetti e una sinergia di contenuti che vanno in una direzione ben precisa. Nel libro, infatti, si trovano, in sostanza, pagine “bianche”, circondate da scrittura ai “margini” dei quattro lati della pagina stessa. Esattamente il contrario, in genere, di quanto si trovi in un libro comune: scrittura piena al centro della pagina, circondata ai quattro lati da margini bianchi. Il limite della pagina bianca di Caracciolo, i margini, diventa dunque una soglia, un transito verso qualcosa che, tra la figura-immagine totalmente bianca e i margini che la identificano, va oltre il visibile, accedendo a quella dimensione dell’invisibile, paradossalmente più reale e concreta del visibile. Il margine è una “passerella gettata sul vuoto”. La pagina bianca, lo spazio bianco, lontani dall’essere rimembranza ermetica, è filosofica “figurazione” di vuoto.  I cui margini segnano una rigorosa etica, quella della Poesia.

Figura vera e propria, immagine, seppure vuota, ma pur sempre immagine del vuoto! Ma la pagina bianca, e il vuoto, ci spingono verso altre inaudite pretese, e altrettante profondità sospese tra dicibile e indicibile.

Perché la parola, ai margini del vuoto, è in realtà sospesa ai margini del silenzio. La parola, così, si interrompe dove stabilisce dei margini, ovvero la parola cede il suo spazio comunicativo, o evocativo, a ciò che dovrebbe essere ai suoi margini: il Vuoto!

Ovvero la scrittura si pone ai margini della pagina, e disegna al suo interno una pagina bianca, un Vuoto, che prende il posto, e il ruolo, comunicativo, evocativo o conoscitivo, della Parola! Ove Poesia è Conoscenza e Silenzio.

DOCUMENTO 2.

[…] Nelle pagine di Allì Caracciolo, l’infinito rinvio che pone la mediazione linguistica si arresta e si capovolge trasmutandosi in immediatezza, così che “la trasparenza del segno” diventa “rifulgenza della forma”. Una sorta di “parola assoluta” che sigilla il ciclo espressivo e non si attende nulla fuori di sé. Era il sogno impossibile di Paul Celan, quello che non gli è riuscito mai di raggiungere, una “inaudita pretesa”. […] «il poema che non esiste» (Celan).

Caracciolo, con un colpo di genio, sembra aver risolto il problema “irrisolvibile” di cui parlavano Ungaretti e Langella: «la permanenza di un residuo inespresso di “quel nulla / d’inesauribile segreto”, che come uno zoccolo duro resiste a qualsiasi trattamento verbale e decreta il parziale fallimento della parola umana». Caracciolo procede in una operazione quasi cabalistica: la parola si interrompe dove stabilisce dei margini […]

Da Francesco Solitario, Quel nulla d’inesauribile segreto, in A. Caracciolo, Marginalia. e F. Solitario, Il linguaggio poetico tra silenzio e parola assoluta, Prometheus, Milano 2012.

DOCUMENTO 3

[…] In questa raccolta non sono soltanto le parole che contano, ma anche quello che sta tra le parole. […] pagine certo inusuali, dove la disposizione grafica diviene fondamentale e dove i versi, che emergono dal tessuto della pagina all’apparenza come piccole gocce, si caricano di una potenza incredibile. Essi sono criptici, misteriosi, arcani […] in quel silenzio dove le cose […] si mostrano all’improvviso, dall’apparente vuoto, rappresentato dal grande ed elegante manto della pagina che stiamo leggendo, il quale si trasforma quindi in una sorta di oracolo divino. […]

Da Stefano Duranti Pocetti, Al cuore della conoscenza attraverso il «vuoto», Il Borghese, XVIII, 3.

Inoltre: Saggio di Giuseppe Langella, La fiorita dei poeti teologi, <<POLIFEMO>>, 2011; XI (3): 483-514.