15/06 “The American Dream” a Macerata


Il 15 giugno, alle ore 21.00, presso l’Aula Shakespeare del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Macerata, andrà in scena lo spettacolo “The American Dream” di E. Albee. 

 

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Spettacolo costruito con gli studenti del Corso di Storia del Teatro e dello Spettacolo-Teatro angloamericano-Pratica, in collaborazione con il Corso di Letteratura e Cultura nordamericana.

 

LA PRATICA TEATRALE CON GLI STUDENTI UNIVERSITARI

Obiettivo del lavoro è quello di indagare attraverso la pratica i processi di trasposizione da un Testo Drammatico scritto a un Testo Spettacolo, al fine di individuare i vari codici e linguaggi della scena. Il lavoro infatti ha come fine non già la realizzazione di uno spettacolo universitario, bensì di ricercare, relativamente a tale complesso passaggio, quali siano la grammatica e le possibili modalità che costituiscono la scrittura scenica, come questa si venga costruendo, di quali cifre e molteplicità di elementi linguistici si componga, con l’intento di rilevare, e visualizzare materialmente, attraverso essa, il significato profondo del testo oltre il livello di superficie, i suoi valori implicazionali e contestuali.

 

“THE AMERICAN DREAM” DI E. ALBEE 

Oggetto specifico di tale indagine è una commedia di Edward Albee, The american dream, che importando negli Stati Uniti il Teatro dell’Assurdo, in particolare di Jonesco e Beckett, trova, in quelle specifiche modalità e fraseggio, la chiave idonea a esprimere la coscienza di crisi avvertita dai più attenti relativamente al ‘Sogno Americano’ che, con il suo ottimismo, fiducioso impegno, e in taluni casi retorica, investe la cultura americana del dopoguerra trasformando sempre più la sua forza programmatica iniziale in enfasi e culto dell’apparire.

Ciò dà origine a una sorta di ‘doppio’ del Sogno, quello iniziale fondato su ideali di libertà, democrazia, lavoro per tutti, nonché sulla costruzione di un mondo reale a essi corrispondente, e la sua degenerazione in un successivo ‘Sogno’ di bassi ideali utilitaristici, arricchimento arrivismo prestigio supremazia economica e sociale.

Ne è espressione il Giovanotto, fratello gemello di un altro precedentemente adottato, anzi comperato, dalla famiglia, ma fatto a pezzi e smembrato. Questo secondo ‘acquisto’ è uno splendido involucro, vuoto di aspirazioni elevate, che cerca danaro facile e benessere, attraversato solo da una vaga, dolorosa, sensazione di essersi sentito, a momenti, come smembrare brano a brano di sé.

I personaggi dell’opera attestano tale crisi non già dalla loro consapevolezza e analisi dei problemi, bensì attraverso la perdita di valori, di razionalità, di costruttivo e operativo vivere e comunicare tra loro, che informa un dialogo deprivato di qualunque sostanziale contenuto. La stessa Mammina non è che un’arrampicatrice sociale, volgare, con vistose velleità di raffinatezza.

La loro banalità si fonda su un’occulta ferocia, latente sotto le preoccupazioni fatue assunte come decisive, ma che in realtà affiora in situazioni verbali e lessicali tali da tradire un oscuro magma di grottesco horror.

 

I LINGUAGGI UTILIZZATI: TEATRALE, TELEVISIVO E CINEMATOGRAFICO

La scrittura scenica si avvale dell’incrocio di linguaggi diversi: teatrale (The american dream di Albee e Teatro dell’Assurdo), televisivo (la dominanza pubblicitaria cui le notizie drammatiche si mescolano indifferentemente), cinematografico (montaggio di sequenze o flash di forte impatto contestuale), quali declinazioni della coscienza critica di scollamento tra “Sogno Americano” e realtà socio-politica.

Sia quello televisivo che cinematografico non sono previsti dalla drammaturgia del testo, tuttavia le frequenti allusioni da parte dei personaggi alla televisione, ne legittimano implicitamente, se fosse necessario, la dominante presenza, l’ossessiva insistenza dei suoi messaggi.

In tal modo più evidente e incisiva risulta la visualizzazione degli elementi sottesi al testo, livelli desunti da dettagli apparentemente marginali dai quali invece si ricava la potenza plasmante e formativa del cliché, di cui la televisione è strumento essenziale, con i suoi modelli indotti, capaci di omologare gli individui, i loro desideri, le loro certezze ed espressioni.

Frammenti di film, opportunamente scelti e selezionati in montaggio, evidenziano vari aspetti ed esiti di tale crisi, costituendosi in cornice dell’universo dei personaggi, un perimetro che li definisce o ne profetizza i catastrofici effetti.

Linguaggi che, necessariamente e quale ulteriore cifra teatrale, si confrontano con quello verbale, gestuale, fisico dei personaggi in una sintassi complessiva tesa al recupero delle implicazioni sottese al testo .

 

L’AUTORE NELLO SPETTACOLO

Altro elemento non postulato dal testo drammatico è la presenza dell’Autore, che presso la sua macchina per scrivere, rilegge e mette a punto l’importante Introduzione che precede il dramma, destinata al lettore e non alla rappresentazione scenica. La sua funzione esplicativa e di impatto etico, consente altresì di stabilire un rapporto particolare tra il testo che egli viene componendo alla macchina per scrivere e la sua simultanea visualizzazione sulla scena.

 

Il testo è rappresentato in italiano, con brevi scene in lingua originale.

INGRESSO LIBERO