sTa Story

50 anni di storia, teatro e ricerca

 

 

1964-1966/7 :  Inventare l’animazione teatrale

Cosa non ancora codificata nella storia del pensiero teatrale e delle sue applicazioni, l’animazione nasce da teoria e pratica, dalla elaborazione teorica cioè di un metodo relato a una prima idea di teatro e dalla sperimentazione operativa con gruppi di lavoro composti da studenti. La diversificazione delle fasce di età comporta presto una diversificazione dei piani operativi in conseguenza a sistematizzazioni dei procedimenti metodologici. Gli esiti confluiscono in quelli che hanno le specie di spettacoli, di fatto sono risultati di lavoro veri e propri, posti in connessione con i momenti di elaborazione e produzione, in quanto tali dinamici e oggetti di verifica e studio successivi. L’idea è di indurre i soggetti operanti non a eseguire un progetto ma a produrlo ed elaborarlo, a creare e costruire il teatro come gioco e come rappresentazione di un universo: esterno al soggetto operante oppure proprio dello stesso, in tal caso tutto da esprimere e verificare attraverso il confronto. I primi operatori sono Allì Caracciolo e Giorgio Sposetti.

Nascono eventi quali:

1964 – Ex voto  (Storie di salvamenti ed altro)

Testo gestuale e verbale. Costruzione di ritmi e sonorità vocali. Il corpo come linguaggio. Forme inusitate di Racconto.

1965 – I BURATTINI COMICI DELL’ARTE

Laboratorio di scrittura per il testo.

Costruzione-lavorazione delle materie per formare il burattino.

Animazione vocale e gestuale della figura.

1966 e ‘67  – IL CANTO PARLATO. Drammatizzazione polifonica di lauda medioevale 

Drammatizzazione polifonica di una corale di Bach

Partitura vocale della recitazione. Intonazioni e armonizzazione della Polifonia parlata

Consolidato l’avvio, la sperimentazione si volge a un impegno teorico più complesso. Nel 1967 i due operatori iniziali allargano la ricerca a studenti universitari e artisti impegnati in vari campi. Si forma un cospicuo gruppo ricco di idee e variegato. Entra a farne parte, poco dopo, Maria Novella Gobbi, che sarebbe divenuta quella straordinaria interprete dalla prodigiosa vocalità, in particolare relativamente ai testi della oralità e delle culture popolari, e, d’altro côté, alla sperimentazione vocale su dissonanze dodecafonia sistemi dell’armonia, aspetti della scuola viennese, applicati alla recitazione. Darsi un nome, una volta concertata un’idea di teatro che accomuni le diverse sinergie. Proposti molti nomi, ne prevalgono due: Punto a capo e Teatro A, entrambi espressione della determinazione di porre un punto dal quale ricominciare, consapevoli della terribile necessità espressa da alcuni grandi Maestri di primo Novecento di “distruggere il teatro” per salvarne la vita. Si decide per il secondo nome, per il fascino della cifra (A) di gran lunga superiore alla esplicita dichiarazione espressa dal primo. Si costituisce in modalità stabile il Teatro Sperimentale di base con la denominazione di Teatro A.

1967-1977:  Teatro Sperimentale di base

Prende forma e contenuti quello che sarebbe stato il primo decennio (1967-1977) di ricerca sperimentale sostenuta dai testi teorici, raccolti in fascicoli editi in stampa alternativa propria, successivamente depositati presso l’allora Ministero dello Spettacolo e alla SIAE. 

La prima produzione del costituito Teatro A prende fondamento dall’idea di individuare in un testo non specificamente teatrale la struttura drammaturgica di una sorta di drammaturgia, a più mani d’autore, che vedesse combinati non solo voci diverse d’autori\autori diversi, ma generi diversi, quali poesia, pensiero filosofico, drammaturgia, accomunati da un unico tema forte: l’oppressione, la violenza, la lotta contro la violenza…..

L’autore: Seneca, filosofo in tempi di arbitrio e abuso; il testo: un’operetta di feroce satira contro il potere tirannico: Apokolokinthosys. Essa, costituirà il macrosistema unificante entro il quale verranno sistemati\confluiranno i diversi testi di autori. Così il processo condotto dal divino Giudice infero nei confronti del tiranno Claudio, padre di Nerone, che nel testo di Seneca si conclude con la grottesca condanna di trasformazione in zucca (tale il significato del titolo: zucchificazione), si svolgerà attraverso la sequenza di accuse dei delitti perpetrati ai danni delle società e dell’umanità, servendosi dell’autorità e del potere politico. 1968: nasce APOKOLOKYNTHOSIS ‘70. Vari testi di poesia accusano “il tiranno Claudio”, affiancati da Sartre, da una larga parte de L’Istruttoria di Weiss, e, per tutto il secondo tempo, dalla Numanzia di Alfonso Sastre. E mentre un giovane Numantino preferisce gettarsi nelle fiamme che cedere ai Romani invasori, Jan Palach ardeva sul suo volontario rogo a piazza San Venceslao e le luci della scena agitavano fiamme ambra riverberandole sul volto dell’attore e degli spettatori che turbati applaudivano lungamente. Il fanciullo Viriato conclude il tragico epos della città spagnola gettandosi dalla torre affinché non rimanga nessun essere umano e gli invasori trovino da conquistare solo i muri della città e una catasta di corpi. La condanna del grande tiranno senechiano risuona su quei corpi testimoni della libertà concludendo lo spettacolo.

Per la prima volta i riflettori vennero puntati sul pubblico: i testimoni de L’Istruttoria di Peter Weis.

La contraerea della Numanzia, un riflettore arditamente tenuto in mano da un attore sul palcoscenico ruota sul pubblico assordato dalle sirene, la platea è invasa dai soldati di Scipione Emiliano con mitra e caschi: il Vietnam urlava dal loggione.

Seguono altre forti esperienze, che in qualche modo qualificano la storia del teatro:

1971 – IL DRAGO di E. Schwartz, scenografia: una fitta selva di corde pendenti dalla soffitta concluse da nodi scorsoi; sul fondo una struttura in tubi innocenti; teatro nudo, privo di fondali e quinte, a vista ogni suo elemento sia architettonico che tecnico, comprese le eventuali cantinelle ammucchiate sul fondo.

1972 – ESPERIMENTO TRA PAROLA E MUSICA SULLA GUERRA. Testi di poesia e pensiero filosofico di autori vari. Musicisti e attori in eventi sonori ove la voce si confonde con lo strumento, l’urlo con la nota alta. Il corpo annullato. Ma prepara ad altro.

1972 – PINOCCHIO OVVERO COME DIVENTARE BURATTINO

Si torna alla indagine sul funzionamento drammaturgico di un testo non teatrale. È il Pinocchio di Collodi a suggerire la metafora che, attraverso un rovesciamento della metamorfosi del burattino in bambino, risulta idonea a rappresentare l’inversione dell’umano in una società astuta e criminalmente potente. Mentre il Gatto e la Volpe, rivestiti di paludati roboni spingono Pinocchio fuori della finestra facendo in modo che altri ne restino accusati, Pinelli cadeva vittima di oscuri poteri del silenzio.

1974 – VIAGGIO PERIGLIOSO DEL PIO ENEA |  DAI LUOGHI DELLA TROADE A QUEI DEL LAZIO |  PER ANDARE A FONDARE UN GRANDE IMPERO

L’impegno ‘politico’, nel più rigoroso senso filologico, qui tocca la dichiarata specie: golpe dei colonnelli in Grecia, rigurgito non più mimetizzato delle forme dittatoriali. E tocca l’altro versante dell’impegno: la ricerca della virtualità drammaturgica di testi non teatrali e la individuazione di nuovi linguaggi della scena. Il poema virgiliano, come prima per il racconto collodiano, viene sottoposto alla individuazione di possibili modalità e funzioni drammaturgiche. Se ne resta folgorati: senza cadere in alcuna forma grottesca o cabarettistica, il testo si presta alla ‘interpretazione latente’, che, ambientandolo per di più negli anni ‘20, lo trasfigura in (involontaria) esaltazione dello stabilizzarsi dei poteri assoluti, dei nazionalismi, dei conseguenti colonialismi.

Importante, in questo, l’esperienza preparatoria dei precedenti esperimenti di lavoro negli anni che precedono, dalla quale si trae un frutto inusitato. E superiore a quanto ci si aspettava.

Gli studi/spettacoli intermedi costituiscono il percorso di consapevole ricerca in preparazione ai prossimi, futuri, punti di arrivo parziale, o stazioni. Uno dei quali, fondamentale sarà nel

1975, FULGOR Y MUERTE DE JOAQUIN MURIETA di Pablo Neruda.

Una nave in scena che issa la vela, un quintaggio di sacchi di iuta cucito a mano (dalla inesauribile pazienza artigianale e rigore professionale di Maurizio Agasucci) a riquadri difformi con costolature in rilievo, un popolo cileno (numeroso in scena, nessuna comparsa) che suona canta danza la cueca,  le cui donne, sulla scena come nella storia, subiscono violenza dai “Lupi terribili” della Razza Bianca, che uccidono “bimbi cileni”, razziano e derubano (recentissimo il golpe militare che segna la fine del governo democratico instaurando la dittatura), gli squarci lirici della nostalgia e del pianto, la potenza lirica della ribellione femminile dopo l’uccisione della sposa, l’indimenticabile mimo (Maurizio Agasucci) dell’uccisione di Murieta.

 

Segue nel

1976 – STUDIO GESTUALE-RITMICO SUL PROMETEO DI ESCHILO

basilare per la ricerca di un sistema gestuale che, fondato sul recupero di una ritualità arcaica di rigorosa essenzialità, conseguirà risultati di ampia modernità di linguaggio. Si concentra altresì sullo studio dei caratteri ‘maschile’ e ‘femminile’ degli strumenti musicali primitivi, rapportati alla vocalità. Collaborazione iniziale con Gino Stefani.

Verso la Salomè di Oscar Wilde

Dal mondo greco indagato in tal senso a Bali, la Bali di Artaud e delle sue poderose scoperte nell’ambito dei linguaggi teatrali non dipendenti dalla parola e dal suo “potere teologico” nel teatro occidentale. Da tempo (fin dagli esiti del Fulgor y muerte) ci si prefigge  di mettere in scena la Salomè di Oscar Wilde e di riversare in essa quanto finora maturato nell’ambito della vocalità e della fisicità. Inoltre l’argomento consente di alludere anche a temi latamente politici, attraverso la figura del tiranno Erode, della corrotta Erodiade che ne ispira la nefandezza, e dello stroncamento violento della voce libera e incorrotta di Jokanaan. Il cantiere si anima in modo straordinario. Esperimenti di laboratorio attraverso cui condurre una ricerca capillare in chiave decadente, dove l’eccesso formale nel rappresentare languore e desiderio smodato, diventi paradigma dell’assenza di valori etici e dove l’esasperata ricerca di bellezza quale sterile esautoramento della vis pragmatica, sia l’attestato di una terribile perdita di humanitas. Musicisti compongono splendidi testi e canzoni. Gli attori pervengono a una gestualità che è visualizzazione della musica, similmente per la voce. Il costumista elabora elementi pallidamente lunari, i materiali che sceglie sono una via di mezzo tra immagini della leggerezza e della malattia.

Pure, che cosa avviene a un certo punto, nel perfetto universo che ha preso vita in due anni di lavoro?

Passare per l’esperienza, esclusivamente laboratoriale, di THE BRIG di K.H. Brown, 1977, al fine non di rappresentarlo in scena, ma di condurre una esperienza fisica sul Teatro della Crudeltà artaudiano. Lavoro estenuante, anche perché non essendo finalizzato allo spettacolo, risulta meno appagante sul piano del ‘narcisismo’ attoriale (per così dire benianamente) e richiede doppiamente severa disciplina: l’una comportata dallo specifico tipo di testo e argomento, l’altra dalla inflessibile finalità senza ‘compenso’.

DELLA CRUDELTÀ: studio parallelo di s-comparazione Artaud/De Sade, capire cosa evitare.

1977 – ESPERIMENTO IN-UTILE SULLA SALOMÈ DI OSCAR WILDE

Risultato dei passaggi di lavoro effettuati in tre anni : interpretazione filologica del testo; interpretazione critica del testo; “filologia delle implicazioni”.

1978 – Oggi: Teatro professionale di Ricerca e Sperimentazione

 Lo Sperimentale Teatro AL’attività di Animazione nelle scuole nel frattempo si è arricchita di livelli teorici e di personale sempre più specializzato.

1978 – SCOMPOSIZIONE DELL’ESPERIMENTO IN-UTILE SULLA SALOMÈ DI OSCAR WILDE E SUA RICOSTRUZIONE O NO

Studio sugli spazi alternativi: I Mattatoi

1978 – “LA QUALIFICA DI SOCIO SI PERDE: PER MORTE, PER INDEGNITÀ, PER CATTIVA CONDOTTA CIVILE O MORALE”

Spettacolo Cabaret

1978 – CONTRASTO CARNEVALE-QUARESIMA

Costruzione di uno spettacolo itinerante su Testi medioevali colti e popolari. Laboratori sulla fisicità comico-medioevale ricavata dalle fonti scritte e iconografiche. Studi sugli spazi aperti, sulle architetture antiche e sulla relazione con essi del corpo itinerante.

1978 – “MATRE MARIA LU GIOVEDI SANTU”

Primo esperimento: raccolta di testi di tradizione orale relativi alla religiosità popolare; studi sulle specifiche vocalità, cadenze, diagrammi vocali e risuonatori; elaborazione di una struttura per rappresentazione itinerante che inizi, per dichiarata suggestione medioevale, sui sagrati delle chiese.

1979 – LA COMMOVENTE RECITA DELLE DUE ORFANELLE IN QUATTRO ATTI E UN PROLOGO, OVVERO I RIMEDI DI UN CIARLATANO

studio sul comico, Commedia dell’Arte, teatro picaresco, arte di ciarlatani e cantimbanchi, condotto su un celebre romanzo popolare dell’Ottocento, una vera Selva di Luoghi cari alla fantasia e alla voglia di lacrime buone e consolatorie delle classi meno acculturate ma mediamente leggenti, del secolo XIX. Dal Carrozzone del Ciarlatano escono i personaggi dalla parte opposta a quella da cui sono entrati altri personaggi: si entra in un modo si esce in un altro (tale la caratteristica di questo specialissimo Carrozzone), l’essenziale è che non sia dalla medesima porta: è questo il gioco infinito di 36 personaggi e di 4 attori. Ogni atto un ‘ambiente’ nel senso di universo, culturale, sociale, antropologico: dalla corposa comicità della Commedia dell’Arte (I atto) al Teatro picaresco che si inoltra nella parigina Corte dei Miracoli (II), dalla esasperata vocalità del Melodramma (III atto) al teatro d’improvvisazione dei guitti giocolieri saltimbanchi (IV). Ognuno introdotto, illustrato e saccentemente commentato da un Ciarlatano (quattro invero attori-ciarlatani). Scatenati Comici e tragiche disperazioni, ignobili pantomime e lacrimevoli drammi nel I atto. Grammelot travolgente nel II atto di Maria Novella Gobbi (impareggiabile Megera, alta 80 cm. che corre e cammina in ginocchio) e Maurizio Agasucci, allampanato Ciarlatano, spinti fino alla furiosa lite, costruita su una partitura vocale e ritmica complessa di alta misura comica. Duetti, quartetti e arie nella recitazione su diagrammi del canto nel III atto. Reale improvvisazione nel IV, il cui copione cessa di presentare le parti scritte e si compone di un solo Scenario. Rocambolesche azioni di funamboli, grottesche esibizioni di giocolieri, ardita mangiafuoco: tutto nel mondo rabelaisiano e popolare della cialtroneria dei Vagantes Trufadores, delle Arti della Furfanteria e Buffoneria di cui i Quattro Attori Teatranti sono l’espressione massima.

      – POMO E SCORZO     Fiaba popolare orale

– “MATRE MARIA SE MISE PER VIA”

Secondo esperimento: raccolta di tradizione orale più ampia; avvenuto riscontro con altri materiali orali geograficamente della Marca. Successivamente ampliata dall’allargamento dell’area geografica e dalla indagine comparata con altri materiali reperiti in altre regioni d’Italia non solo centrale e in Germania. Lo spettacolo è completamente itinerante, con pubblico a seguito e con stazioni in spazi architettonicamente o storicamente, o esteticamente, significativi.

1980 – UNA FIABA VIAGGIA DENTRO IL TEATRO: BURATTINI UOMINI MAGIA?

Elaborazione dello spettacolo Pomo e Scorzo in un gioco di specchi: Attori che conducono la rappresentazione della fiaba, burattini che la rappresentano nel loro Teatrino, fino a interagire in una ri-costruzione inusitata del testo.

– “ANGELO NERO PER LA TUA SANTITÀ”. PROCESSO AD UNA CONTADINA ACCUSATA DI SREGONERIA NEL 1600

da fonti processuali, giuridiche, demonologiche, magia bianca popolare arcaica, cultura delle erbe etc.

 

1981 – Studio, laboratorio, costruzione di scene, ideazione di costumi a interpretazione dei Folli, su

“L’INTERVINUTA” DEL SIGNOR FRANCESCO BORROCCI INTERROTTA DA TRE VISUALIZZAZIONI DELL’ETA’  BAROCCA:

LA FOLLIA, L’ESORCISMO DELLA FOLLIA, IL TRIONFO DELLA MORTE

– STABAT MATER

1982 – “CHI È BELLI DE FORMA DE MAGGHJO RITORNA”Ricerca di testi di tradizione orale: Cantamaggio, bruscelli, mariazi, un elenco dotale (manoscritto borrocciano del1600). Sulla esperienza di ricerca intorno all’Intervinuta, si costruisce con materiali misti, quelli derivati dalla raccolta di testi orali, e quelli tratti da manoscritti borrocciani, un Testo teatrale per rappresentazione itinerante, con variabili per scene su spazio fisso. Ancora un esercizio sul comico, che attinge ai testi iconografici, e scritti teorici, della Commedia dell’Arte, nonché al popolare italico.Dalle Note di Regia:Lo spettacolo rappresenta la formalizzazione degli studi di ricerca condotti dallo ‘Sperimentale Teatro A’ sulle feste di maggio e di matrimonio: bruscelli, piantamaggio, cicli di mesi, cortei e riti nuziali, toccamano e formule di promessa e nozze, elenchi dotali e di concio della sposa. Il testo dello spettacolo utilizza materiale orale di antichissima tradizione popolare comparata, ed in parte materiale manoscritto di fine Cinquecento, di carattere semipopolare comico, tratto dalle due commedie ed elenchi dotali di Francesco Borrocci (le cinquecentesche Borrocciate). I testi, sia di provenienza orale, che manoscritta, non hanno subito alcuna interpolazione, sono soltanto avvicinati e posti in successione drammaturgica secondo una struttura di fondo che intende cogliere il momento della festa popolare da varie angolazioni, fino a contrapporre ad essa le ragioni della miseria, del conseguente disagio e della protesta.Lo spettacolo, in un unico tempo, si impernia su due momenti:1. Quello iniziale vede i bruscellanti sopraggiungere con il rituale ramo coperto di nastri ad esprimere da un lato (dai testi orali) la frenesia dell’eros, del dispetto, dell’innamoramento, della primavera, in una sorta di ossessione festosa dionisiaca di carattere popolare, segnata da scansioni ritmiche volte a suggerire la vocalità spaziale delle voci ‘a batocco’; dall’altro un sotteso malcontento e latenti inquietudini (dal manoscritto di Borrocci), che la travolgente esuberanza non riesce a celare.Si delinea in tal modo un accenno di sfondo che, mentre sottrae l’evento-festa alla totale atemporalità, lo colloca in una prospettiva culturale e storica di cupo disagio sociale, evocata dalla calata dei Lanzi e dal sacco di Roma, ove la carestia, i saccheggi, la miseria, la peste vengono, non appena evocati, respinti, ma di conseguenza implicitamente evidenziati, risultando ancor più gravemente incombenti. Tuttavia essi, in vari modi e forme, vengono esorcizzati: tramite ben diverse inquietudini, come quelle della fanciulla impaziente, del giovanotto focoso, dell’ansia di ripopolamento dei vecchi; oppure tramite il mito, come quello di Roma quale frontiera dell’utopia sociale, di cui prima, rovesciamente, era balenato il profilo di terra devastata dalle violenze del sacco; e, sopra a ogni cosa, la necessità esistenziale e culturale della festa: “Fa’ che più non si rasiona se non di ballare et de manecare et far feste allegramente”.2. Il momento successivo si incentra sul rito del corteo nuziale e del toccamano, fino all’interminabile elenco dotale che scrupolosamente annota e legge l’affannato (e affamato) Notaio, artista dell’ars ‘buccolica’, maccheronica derivazione dall’etimo bucca, bocca, valoroso rappresentante di una lunga teoria di ingegnosi e sfortunati maestri dell’espediente della sopravvivenza.Le immagini traggono da atteggiamenti e composizioni gestuali di incisioni e arti figurative del Cinque-Seicento popolari e dalle raffigurazioni pittoriche dei mesi tardo quattrocentesche, trasferiti tutti in una sorta di metatemporalità accennata e sorridente.

Le voci, bilingui (lingua della produzione comica scritta cinquecentesca ed antico volgare della Marca, di tradizione orale), si innestano su impianti ritmici mossi e variati che utilizzano impostazioni tonali, diagrammi vocali, registri e risuonatori della vocalità attinente ai richiami e ai canti ‘a batocco’, ‘a biroccio’, ‘a dispetto’, etc. ai ritmi delle castellane e saltarello; mentre emergono suggerimenti gestuali ed inflessioni tonali della Commedia dell’Arte.

La vocalità percorre ogni suggestione, per riferire la multiforme esistenza delle forme e della loro incessante, ciclica, mutazione.

 

 – DIECI PICCOLI UOMINI NERI   da Dieci piccoli indiani di Agatha Crhistie

Riflessione buia, sotto la forma del giallo, sulle trame nascoste dell’organizzazione del male e sulla labirintica mente di un aspetto del potere. Maria Novella Gobbi en travesti, nel ruolo del Giudice Wordgrave. Regia Allì Caracciolo

 

1983 – “EL BALLO DELLA MORTE”    

Elaborazione drammaturgica da testi e didascalie di Danze Macabre scritte e dipinte.

Messa in scena di Maurizio Agasucci

 

1984 – CABALA DEL CAVALLO PEGASEO  da Giordano Bruno

– “A  BRACELET OF BRIGHT HAIRE ABOUT THE BONE”  da John Donne

Spettacolo bilingue voci, mimo, vece e strumento musicale in duetto.

      – L’APRÈS-MIDI D’UN FAUNE

testo gestuale in musica di Maurizio Agasucci

– LE THÉÂTRE DU SILENCE

testo gestuale di Maurizio Agasucci

 

1985 – L’AMORE LA MORTE

da testi di poesia medioevale, rinascimentale, seicentesca, romantica, contemporanea Testo e Spettacolo per la durata di un anno (esclusi i sabato e domenica). Organizzazione dei testi e Regia di Allì Caracciolo

1986 – LA LEGGENDA DI SAN GIULIANO L’OSPITALIERE

Spettacoli multilingue (dalle fonti scritte italiane, provenzali e francesi, catalane e castigliane, e da quelle orali popolari italiche). Ricerca sui linguaggi gestuali spinti alla fisicità della Crudeltà. Inserimento di una Danse Macabre.

 

1987 – IL TEMPO E IL MISFATTO

da testi filosofici greci, medioevali, moderni, contemporanei. Dal detto di Anassimandro alla relatività di Einstein.

Testo e Spettacolo per la durata di due anni

Conduzione Seminari – Allestimenti dei singoli spettacoli

1988 – “BïF&ZF + 18” : CHIMISMI VOCALI DEL COLORE IN MOVIMENTO   da testi futuristi di poesia teatro estetica

Testo e Spettacolo per la durata di un anno

Conduzione Seminario – Allestimenti dei singoli spettacoli

 

1991 – CASSANDRA    dal romanzo di Cristha Wolf

A solo di Maria Novella Gobbi. Messa in scena Caracciolo – Gobbi.

 

1991 e 1992  – SPACCIO DE LA BESTIA TRIONFANTE  di Giordano Bruno

Collaborazione con il Dipartimento di Filosofia:  Studio sulla Virtualità drammatica del Testo filosofico. Alla ricerca di nuovi linguaggi per il pensiero pensante. Conduzione Seminari per gli studenti dell’Università di Macerata su Ritestualizzazione e drammaturgia del testo filosofico. Costruzione del Testo Scenico. Allestimento dello Spettacolo. Elaborazione grafica delle mappe celesti del XVI secolo, Filo-Sofia e spazio (scenico) del Maestro Magdalo Mussio. Scenotecnica di Benito Leonori, Frediano , Angelo Marco Cicoria. Costumi Maurizio Agasucci. Regia Allì Caracciolo

1992 – QUADRI DAL “DIOGENES CYNICUS REDIVIVUS”   Testo latino di J. A. Comenius

Allestito e rappresentato in lingua latina con gli studenti dell’Università di Macerata. La Città: incisione su grande lastra di rame in funzione di scena: Magdalo Mussio.  Regia Allì Caracciolo

1995 – SANTA GIOVANNA LA PAZZA

Il Testo, allora inedito, di Allì Caracciolo affascina Magdalo Mussio (l’ideatore di Marca 3, il più importante redattore della Lerici, trasferitosi da poco nelle Marche) con i suoi temi del Vuoto, della Soglia, dell’Assenza. Ne nasce una storica grande collaborazione per una produzione che vede gli studi di scena, prima, una riscrittura grafica poi, di Mussio, pubblicati in parte nella edizione del 1998, che si avvarrà della Presentazione di un filosofo quale Filippo Mignini, anche lui coinvolto per i suoi studi sul vuoto. I lunghi pomeriggi al Roxi Bar di Macerata a dibattere e disegnare scene tutte tracciate di scrittura su tavoli più stretti dei fogli, le discussioni impari con un Magdalo assertivo, Allì possibilista, inversamente poi, mai coincidenti. ‘Manca solo la Senna per materializzare la Rive gauche’ ridono, talvolta amari. Il testo è un a solo, scritto per la vocalità di Maria Novella Gobbi, ma richiede molte voci, non alla tecnologia di una registrazione ma all’attrice, che nell’onda del suo delirio evoca stralci del processo, infanzie, desiderio, sogno, voci, Le Voci.

Eccone la scheda:

1998 – Passio del Venerdi Santo

Oratorio: Passio secundum Joannem Musica di Giuseppe Giordani  (anno 1776)

Produzione Macerata Opera – Sferisterio

Allestimento scenico – Regia Allì Caracciolo

1998 – Rappresentatione di Anima et di Corpo

Musica di Emilio De’ Cavalieri – Libretto di Agostino Manni (Opera musicale 1600)

Produzione Lausitzer Opernsommer Brandenburg (Germania)

Conduzione Seminari di studio sul testo, Preparazione attoriale dei Cantanti, Allestimento, Regia di Allì Caracciolo

Dalle Note di Regia   RAPPRESENTATIONE DI ANIMA ET DI CORPO di Emilio de’ Cavalieri

L’idea fondamentale di regia deriva dall’atmosfera del libretto, il quale, opera del padre Vincenzo Manni, come ispirazione generale riprende dai Contrasti medioevali, nei quali venivano contrapposti due personaggi, o figure simboliche, esprimenti valori e significati contrari l’uno all’altro (Vita Morte, Lussuria Castità, Anima Corpo, Carnevale Quaresima, Vergine Satana), fino alla vittoria finale del valore positivo sul suo avversario negativo.

Dei Contrasti, però, il libretto non riproduce il senso di opposizione tra i due personaggi esasperato spesso fino alla lotta e guerra: esso si basa su un principio di armonia tra Anima e Corpo, nonostante la concezione imperante nell’età della Controriforma li ponga più comunemente in antitesi. Uniti insieme, sia pure tra incertezze e dubbi dell’uno e dell’altra, sostengono la battaglia contro i nemici comuni, che insidiano la loro sicurezza: il piacere mondano, le facili lusinghe della vita, potere e ricchezze, sono gli avversari che, sotto l’apparenza di attrarre Corpo, costituiscono in realtà una minaccia mortale per la vita terrena di lui e per quella eterna di Anima.

È tale armonia, secondo l’idea di regia, che costituisce la tessitura drammaturgica dei due personaggi e la chiave delle loro relazioni con gli altri. Anche se Corpo si sente più facilmente attratto dagli inganni terreni che non Anima, cosa d’altra parte naturale, è dalla loro unità che scaturiscono la loro purezza e forza, la capacità di affrontare i nemici, la disponibilità a seguire i suggerimenti dei buoni consiglieri, posti a loro fianco dalla bontà divina: Intelletto, Consiglio, Angelo custode.

È ancora l’armonia tra loro che consente l’idea di rappresentare scenicamente la loro battaglia contro le lusinghe del mondo, come un itinerario non solo dell’anima verso la salvezza eterna, ma di due giovani amanti mitici i quali, attraverso i tanti pericoli che insidiano il loro amore mirando alla loro separazione e rovina, superano ogni prova per arrivare a scoprire la Fonte stessa dell’Amore, di cui essi stessi esprimono un’alta modalità di legame.

A questo principio si ispira la regia dei personaggi,  nei loro tentativi di costituire un mondo (il mondo), nella loro sconfitta se non sono illuminati dal medesimo principio d’Amore, nella loro vittoria se partecipi in qualche modo del percorso dei due ‘Amanti’.

Per questo stesso, le immagini gestuali di Anima e Corpo riprendono, secondo l’idea di regia, dalle figurazioni e iconografia di Amore e Psiche e dalle suggestioni plastiche e pittoriche di Bernini e Michelangelo.

Ma chi sono Anima e Corpo? Nient’altro che Un Uomo. L’uomo. Everyman, come titolava un celebre Morality inglese di fine ‘400: Ognuno. Possiamo sintetizzare: l’Umanità. Qui rappresentata dal Coro, che interviene a sancire le conquiste dei due teneri protagonisti nella loro ardua, ma ben protetta, avventura, quali conquiste, appunto, della Umanità. Quantomeno di una Umanità possibile.

La palingenesi finale, favorita anche, come in un itinerario dantesco, dalla visione escatologica delle anime d’Inferno e di quelle beate, addita ad una concezione positiva della vita umana capace di riscatto spirituale ed anche di vera gioia terrena che, nella forma della Festa e della Danza finale, si fa l’espressione della totalità dell’uomo, della sua non-frattura, recuperandone la vera natura quale unità inscissa di Anima e di Corpo.

Una favola mistica, che, come ogni favola, ha i suoi aiutanti magici, in questo caso miracolosi, e che racchiude il Simbolo: piuttosto che di un essere umano dilaniato in due forze contrarie, della sua recuperata identità totale, proiettata verso la vagheggiata conciliazione degli opposti.

1999 – La passione di San Ciriaco

Mistero su fonti da Acta Martirum etc.

Produzione Curia Arcivescovile Ancona per il Millenario della Cattedrale

2000 – Rappresentatione di Anima et di Corpo

Produzione Macerata Opera – Sferisterio

–  “Piange piange Maria povera donna”

Testi di tradizione orale. Ricerca condotta presso gli ‘Informatori’ da Gastone Pietrucci, Maria Novella Gobbi, Giorgio Sposetti

Produzione Monsano Folk Festival & Ricerca per la cultura di tradizione orale ‘La Macina’

Dalle Note di regia

Lo spettacolo, in un tempo, nasce dalla organizzazione drammaturgica e scenica del materiale popolare di tradizione orale a soggetto religioso, relativo alla Passione, in particolare della Madonna, raccolto in molti anni e direttamente recuperato dalla memoria affidata alla oralità (pertanto in via di sparizione) dai due gruppi storici di Ricerca e Produzione Teatrale e Musicale, facenti capo, per la musica e i canti a La Macina, sotto la direzione dell’etnomusicologo Gastone Pietrucci, e per i testi drammatici allo Sperimentale Teatro A con la direzione artistica di Allì Caracciolo.

[…] Il testo scenico s’impernia sulla figura di Maria, così come è sentita nei secoli dalla pietà popolare che, se da un verso non ne celebra l’astratta divinità, dall’altro ne delinea, e condivide, l’esasperata “umanità”, identificando nel dolore di lei il dolore stesso  di una umanità trafitta dalla violenza, da miseria e solitudine. In tal modo anche il divino è recuperato in una drammatica significazione all’interno della storia e della iniqua sofferenza generata dagli uomini.

I testi, in diversi volgari, rigorosamente recuperati dalla tradizione orale, trasmessi attraverso la memoria, e pertanto in via di sparizione, si susseguono e fondono in una drammaturgia che si propone non di avvicinare e far convergere i due generi, musica e prosa, ma di unificarli in un solo “cantato” che, recuperando intonazioni, registri e diagrammi vocali, […] riporta alle origini in cui nasce la parola-canto all’interno dell’evento, in cui cioè il dolore si fa pianto, la storia canto e lamento.

Determinante, in tal senso, la figura dell’Aedo, l’antico cantore vagante, un rapsodo partecipe e attento, che incarna il tramite tra l’evento e il suo affidamento alla memoria: in quanto questa è il fondamento non solo della storia, ma dell’essere uomini, e in tempi di immemoria quali i nostri, l’Aedo si pone ancor più intensamente come necessità etica di testimonianza. Egli è colui che raccoglie e tramanda: oralità e memoria sono la sua ‘scrittura’ attraverso il canto. E attraverso la storia.

[…] Lo spettacolo si chiude con un passo da Il canto del popolo ebraico massacrato di Yitzhak Katzenelson, morto vittima dei nazisti (anche per riequilibrare alcune espressioni antisemitiche di qualche testo popolare orale).

2001 – IO ME NE VOGLIO ANDA’ PEL MONDO SPERSO

Testi rari sulla emigrazione agli inizi del 1900

Produzione Monsano Folk Festival & ‘La Macina’

2002 – “Non è più nostro il tempo”

Spettacolo concerto, organizzato dal Centro Studi Marche di Roma e dall’Accademia d’Ungheria in Roma sulla produzione teatrale e poetica di Allì Caracciolo, con partecipazione e contributi di F. Mignini, J. S. Petöfi, con melologhi di C. Pennesi, composti su alcuni dei testi di poesia presentati.

>Partecipazione – Intervento recitativo.

– La luna capovolta. SOGNI DI GIROLAMO CARDANO

Testi da Synesiorum somniorum libri IIII di G. Cardano e De propria vita

Grande risultato di ricerca, in collaborazione con Università di Macerata, su partitura di Paesaggi sonori voce corpo in movimento, tra visione onirica e magia. Voce Maria Novella Gobbi. Mimo e Costume Maurizio Agasucci. Regia Allì Caracciolo

– “Lampade strette”

Spettacolo-Mostra di poesia Haiku di A. Caracciolo e collages di G. Pietrucci, a cura del centro culturale Hortus Conclusus, Jesi, in collaborazione con l’etnomusicologo G. Pietrucci; presentazione di F. Scarabicchi.

– Il Canto degli Haiku

Produzione 17° Festival internazionale di Monsano

Prima nazionale con Gastone Pietrucci (canto) – Allì Caracciolo voce-poesia in concerto con percussioni.

 – “Cercando vando per citadi et castella”

Oratorio popolare sulle varianti delle versioni orali, in volgari diversi, della Leggenda di San Juliano Hospitaliere, e rappresentazione drammatica di un codice manoscritto della stessa (sec. XIV-XV)

2005 – La Pazzia Senile di Adriano Banchieri. Madrigale recitativo e Scenario comico con cantori ed attori.

>Preparazione degli studenti-attori. Laboratorio di Attività performative, corso di Laurea in Mestieri della Musica e dello Spettacolo, Università Macerata. Allestimento e Regia dello spettacolo Allì Caracciolo

dalle NOTE DI REGIA – PAZZIA SENILE DI BANCHIERI

Il gioco di scambio tra vocalità polifonica e azione, tra partitura gestuale e partitura vocale del canto, è la chiave della scrittura scenica di questo allestimento.

I Comici dell’Arte che impersonano il madrigale rappresentativo del Banchieri traggono dal testo cantato ispirazione per costruire il loro accenno di Scenario, oppure le vicende dei loro personaggi sulla scena ispirano il parallelo canto?

O forse gli intrecci amorosi e la pazzia senile che agitano i giovani innamorati, l’anziano Pantalone, il furbo Burattino, il goffo Dottore, il saltante Zanni, le leggiadre danzatrici degli Intermedi, villanelle spazzacamini banditori o solfanari che siano, finiscono per animare tutti, Comici e Cantori, che, mossi da imprevedibili fili, non possono sottrarsi alla Ineluttabile Forza del Rappresentare e giocano la metafora della pazzia in una scrittura-partitura simultanea di voci corpi azioni spazio luci ombre?

L’ombra potrebbe essere altresì non ciò che appare dalla trasparenza illuminata, non il noto doppio, né il rovesciamento, ma la sostanza? la consistenza effimera? lo statuto? A meno che non sia l’effetto di fatiscenti pareti della casa che vanificano ogni vita privata nel suo interno.

Può essere che coloro che agitano la scena conoscano la risposta a tali quesiti? O che non siano essi, invece, più pazzi di tutti, il vero Humor Bizzarro che altri non è se non il Genius Loci di questo teatro e della presente… Teatreria?

 

– Donna Rosita nubile di F. G. Lorca

Risultato del Laboratorio di Pratica teatrale, Corso di Laurea in Lettere,  in collaborazione con la Cattedra di Lingua e cultura spagnola.

– “SPORGERSI INGENUI SULL’ABISSO”. PIER PAOLO PASOLINI 1975-2005.

Jesi, Teatro Pergolesi.

– “SONO BELLO BELLISSIMO IL PIÙ BRAVO E NON PERDONO”. OMAGGIO A PIERO CIAMPI

In collaborazione con Enrico De Angelis (autore del testo) e Gastone Pietrucci (interprete).

Jesi, Teatro Studio ‘San Floriano’.

– DONNA DE PARADISO di Jacopone da Todi

Organizzazione teatrale della lauda con attori nel quadro del Convegno ‘Divino e umano nella voce della poesia’, Feste Medioevali di Offagna.

  

–  LOTTA FINO ALL’ALBA di Ugo Betti

Nuovo allestimento di cui cura: la ricerca (Sperimentazione su: Teatro della Crudeltà e Tragico bettiano), l’allenamento dell’attore e le azioni fisiche, la regia. Ha inaugurato il Cartellone del Teatro Lauro Rossi per la Stagione Teatrale 2005-06, il 29 ottobre 2005.

– ORGIA di Pier Paolo Pasolini

2006 –  LE TARTUFFE di Molière

Conduzione del Laboratorio-Stage teatrale e Regia dello spettacolo in collaborazione con la Cattedra di Lingua e cultura Francese.

 

– “A PA’ ” Concerto per Pasolini (Macina – Gang – Teatro A)

 

 

2007        –  I FISICI di F. Dürrenmatt.

Conduzione dello Stage teatrale e costruzione dello spettacolo (Studenti di Lingua e Cultura tedesca e di Lettere, Università di Macerata).

 

– “DICONO DI ME

Concerto per voce e pianoforte, mimo. Festival Internazionale: XXII Monsano Folk Festival.

 

2008      – ANGELO CHE ME L’HAI FERITO IL CORE. CONCERTO PER MAURIZIO

Concerto per attori, musica, danza, immagini multimediali

 

– INEZIE [Trifles] di S. Gaspell

Conduzione dello Stage di Teatro angloamericano e costruzione dello spettacolo

(Studenti di Lingua e Cultura angloamericana Università di Macerata).

– UN CANTO D’AMORE LUNGO 40 ANNI

Concerto (Macina – Moni Ovadia – Giovanna Marini – Federico Mondelci – Rosanna Casale – Riccardo Tesi etc.).

Teatro delle Muse, Ancona.

 

2008-09      –  ‘68. PROTESTAR CANTANDO, di Piero Cesanelli, Carlo Latini, Giuseppe Vita

Produzione Musicultura

2009 –  MELOLOGHI E LIRICHE su Poesia di Allì Caracciolo, Musiche di C. Pennesi.

>Laboratorio sulla vocalità attoriale

2010 –   CON MATTEO RICCI. MEMORIA E IDENTITÀ di Filippo Mignini

 

– “E PO’ FIJIO TI LAVO CO’ L’ACQUA CHIARA.La nascita la morte nella tradizione orale  popolare.

Note di Regia:

Si inscrive nell’arcaica misura della terra e dell’acqua, una delle Grandi Madri più misteriche e insieme di maggiore immediatezza popolare. Tale emerge dai testi di tradizione orale, Maria, Madre che il divino sforza contro la sua stessa dimensione di dolore e di donna. Per questo, nelle raffigurazioni di lei, la potenza immaginifica del soprannaturale e la carnale oscura fonte del pianto convivono confluendo nella parola come assoluta forza materiale e simbolica. Parola che, di conseguenza, non può essere che magica. Cioè inalienabile.

È qui che acquisisce valenza uno dei simboli che ne orientano i sensi profondi. Maria, Sophia santa, e “strega” santa, fa dell’acqua, dato della vita e della morte, il mistero del suo essere madre, e madre-sotto-la-croce, come dal vino, indice sacro del figlio, origina segno di vita, trascinato nella volgare violenza della crocifissione che solo la coordinata metafisica riscatta dalla barbarie dell’umano. In tal modo anche il divino è recuperato in una drammatica significazione della storia e della iniqua sofferenza generata dagli uomini.

I testi, in diversi volgari, direttamente recuperati dalla memoria affidata alla tradizione orale, e pertanto in via di sparizione, si susseguono e fondono in una drammaturgia che si propone di restituire una cultura nella sua lingua, sonorità e vocalità, attraverso un “cantato” che, recuperando intonazioni, registri e diagrammi vocali, nonché in qualche caso le stesse lacune di memoria dell’informatore (vedi Canto della Lavandaia), riporta alle origini in cui nasce la parola-canto all’interno dell’evento, in cui cioè il dolore si fa simbolicamente pianto, la storia canto e lamento. Sì che oralità e memoria divengono la ‘scrittura’ che attraversa il tempo.

–   LA DAMA BOBA di Lope De Vega

in collaborazione con la Cattedra di Lingua e Cultura spagnola

Stage teatrale

– ANACAONA, di J. Métellus

 in collaborazione con la Cattedra di Lingua e Cultura francese – Università di Macerata

 in cartellone UNIFESTIVAL, rappresentato al Teatro Lauro Rossi (MC) alla presenza dell’Autore

Stage teatrale

2011-12 – LEONCE UND LENA di G. Büchner

in collaborazione con la Cattedra di Lingua e Cultura tedesca – Università di Macerata

in cartellone UNIFESTIVAL, rappresentato nel Cortile, nel Giardino, nel Palazzo Ugolini

Stage teatrale

 

– LUCREZIO. LA NATURA.

Lettura teatrale del De Rerum Natura.

in collaborazione con la Cattedra di Storia della Filosofia – Università di Macerata

in cartellone UNIFESTIVAL

– FOGLIE D’ALBUM. LE MADRI DI PLAZA DE MAYO

Testi originali in lingua e tradotti.

XXVII Monsano Folk Festival

 

2012-13 – EL CABALLERO DE OLMEDO di Lope de Vega

in collaborazione con la Cattedra di Lingua e Cultura spagnola – Università di Macerata

2013

EXAUDITA CORPORA 1° parte –  presso AUDITORIUM SAN BARNABA, via del Convitto, Macerata – Dicembre 2012 – Maggio 2013

Rassegna di Spettacoli dello STA e Incontri di Ricerca Teatro Danza Musica articolati nei seguenti Eventi mensili:

CORPO POETICO – Spettacolo di Danza contemporanea (dicembre 2012)

CORPO STRAMATO Ricordare la memoria – Spettacolo per il Giorno della Memoria (gennaio 2013)

CORPO VIOLATO – Conferenza-spettacolo per il giorno della Donna (febbraio 2013)

CORPO-TESTO1 – Spettacolo Piange piange Maria povera donna -La lingua dell’oralità- (marzo 2013)

S-CORPORA – Paesaggi della Migrazione – prof. Carlo Pongetti – Università di Macerata. (aprile 2013)

BARBABLU O DEI FEMMINICIDI (aprile 2013)  

AUDITA CORPORA/CORPO SONORO – Seminario di Drammaturgia musicale

SEGMENTA CORPORIS – PROPP EXTENSION – Seminario di tecnica Nikolais per attori e danzatori

CORPO-TESTO2 – Spettacolo Chi è belli de forma de magghijo ritorna -La lingua dell’oralità- (maggio 2013)

CASSANDRA di Kristha Wolf – per solista

SANTA GIOVANNA LA PAZZA – in forma di Concerto

 

2° parte  –  TEATRO E RICERCA presso gli ANTICHI FORNI di Macerata  (4-11 MARZO 2013)

Programma delle giornate:

Lunedì 4

– ore 17   – APERTURA DEI LAVORI (Pierfrancesco Giannangeli) – STA STORY -Incontro con lo STA-

– ore 18   PER FILO E PER SEGNO -Seminario propedeutico di Teatro di Figura (Marianna De Leoni-Specchi Sonori)

Martedì 5

– ore 18   CORPO SONORO – Seminario propedeutico di Drammaturgia Musicale- (Claudio

Rovagna-Specchi Sonori)

Mercoledì 6

– ore 18  CORPO VIOLATO – Incontro per la Giornata della Donna  – Il calco vuoto (Marianna De Leoni)

“Donna 1”: Cassandra di Christa Wolf (Maria Novella Gobbi)

Testi-Documenti (Genny Ceresani, Maria Stella Righetti, con la partecipazione di Fabio Bacaloni)

– ore 21    PER FILO E PER SEGNO -Seminario propedeutico di Teatro di Figura (Marianna De Leoni)

Giovedì 7

– ore 21   CORPO STRAMATO Ricordare la memoria -Spettacolo sulla Shoah-

(Maria Novella Gobbi, Fabio Bacaloni, Michela Paoloni, Genny Ceresani, Maria Stella Righetti – Canto: Gastone Pietrucci – Musicisti: Adriano Taborro, Marco Gigli, Claudio Rovagna – Marionetta: Marianna De Leoni – Luce e Elaborazione immagini: Angelo Cioci – Regia: Allì Caracciolo)

Venerdì 8

– ore 18    BARBABLU o dei Femminicidi – Spettacolo per Una Marionetta e Altri Corpi – Regia Marianna De Leoni

(Marianna De Leoni, Maria Novella Gobbi, Fabio Bacaloni, Claudio Rovagna)

Sabato 9

– ore 21  CORPO POETICO  –  Spettacolo di Danza Contemporanea (Michela Paoloni, Fabio Bacaloni, Genny Ceresani, Giulia Paoloni)

Domenica 10

– ore 18  CORPO SONORO -Incontro di approfondimento del Seminario di Drammaturgia musicale (Claudio Rovagna)

– ore 21  “Donna 2”: SANTA GIOVANNA LA PAZZA di Allì Caracciolo -In forma di Concerto (Maria Novella Gobbi  – Adriano Taborro-violino)

Lunedì 11

– ore 18  PER FILO E PER SEGNO -Seminario propedeutico di Teatro di Figura  (Marianna De Leoni)

– ore 21  “Donna 3”:  MATRE MARIA –  Spettacolo di testi orali (Maria Novella Gobbi, Fabio Bacaloni – Luce: Angelo Cioci – Regia: Allì Caracciolo)

21 Maggio 2013

–  CORPO STRAMATO Ricordare la memoria –  Spettacolo sulla Shoah – per UNIFESTIVAL 2013

2013-14  La scuola dei mariti di Molière in collaborazione con Università di Macerata, Dipartimento di Studi Umanistici(in preparazione)

Peccato che fosse una puttana di J. FordProduzione STA  (PRIMA ASSOLUTA NAZIONALE 14 maggio 2014 TEATRO LAURO ROSSI – Macerata)

 

 

 

 

 

 

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