20/12 OPUS MINUS

Giovedì 20 dicembre alle ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi

OPUS MINUS la Macina pietra su pietra

presentazione del doppio cd antologico 

 

L’evento vedrà la partecipazione, tra gli altri, anche del nostro Sperimentale Teatro A

nelle persone di Allì Caracciolo e Maria Novella Gobbi

 

Di seguito elenchiamo gli altri artisti della serata:

  • Marco POETA – chitarra dodici corde e guitarra portuguesa
  • Samuele GAROFOLI – tromba, flicorno
  • Roberto ZECHINI – chitarra elettrica
  • Giorgio CELLINESE – voce
  • Marco TARANTELLI – contrabbasso
  • Claudio MANGIALARDI – violoncello

 

   Ingresso: 12€  con doppio Cd in omaggio

   Dal 1 Dicembre prevendite e prenotazioni presso la Biglietteria del Teatro G.B. Pergolesi di Jesi

    (Tel. 0731 206888)

 

Nella stessa giornata (20 dicembre) presso il Biglietteria del Teatro Pergolesi (dalle ore 17,30 alle 21,00): 

ANNULLO FILATELICO POSTALE PER I 50 ANNI DE LA MACINA

NON ALTRO CHE IL CANTO (1968-2018-I cinquant’anni d’arte e di passione de La Macina)

Non Mancate!! 

 

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26/08 Prima nazionale del nuovo “Magghjo” al Monsano Festival 2018

DOMENICA 26 AGOSTO – Ore 19,00
presso il centro storico di MORRO D’ALBA (lungo il camminamento della “scarpa” e Piazza Barcaroli) 
 
Vi presentiamo per lo Spettacolo Itinerante del Tramonto
 

 

CHI È BELLI DE FORMA DE MAGGHIO RITORNA

SPERIMENTALE TEATRO A – LA MACINA

regia di Allì Caracciolo

 

CAST

PROSA

Donna Maria Novella Gobbi

Uomo – Notaio Fabio Bacaloni

Uomo Giovane e Sposo Piergiorgio Pietroni

Donna Giovane e Sposa Maria Stella Righetti

MUSICALE

Cantore Gastone Pietrucci

MUSICI

Violino-Chitarre Adriano Taborro

Fisarmonica Roberto Picchio

Chitarra Marco Gigli

DIRETTORE MUSICALE Adriano Taborro

“Il Fanciullo di Maggio” Filippo Sileoni

COSTUMI E LOGO Maurizio Agasucci

RESPONSABILI PER LA RICERCA

per la prosa Giorgio Sposetti – Maria Novella Gobbi

per i canti Gastone Pietrucci

TESTO TEATRALE Allì Caracciolo

COORDINAMENTO ORGANIZZATIVO Giorgio Cellinese

ASSISTENTE ALLA REGIA Maria Novella Gobbi

REGIA Allì Caracciolo

 

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo rappresenta la formalizzazione degli studi di ricerca condotti dallo ‘Sperimentale Teatro A’ sulle feste di maggio e di matrimonio: bruscelli, piantamaggio, cicli di mesi, cortei e riti nuziali, toccamano e formule di promessa e nozze, elenchi dotali e di concio della sposa.

Il testo dello spettacolo utilizza materiale orale di antichissima tradizione popolare comparata, e in parte materiale manoscritto di fine Cinquecento, di carattere semipopolare comico, tratto dalle due commedie (le cinquecentesche Borrocciate) e da un elenco dotale di Francesco Borrocci. I testi, sia di provenienza orale, che manoscritta, non hanno subito alcuna interpolazione, sono soltanto posti in successione drammaturgica secondo una struttura di fondo che intende cogliere il momento della festa popolare da varie angolazioni, fino a contrapporre ad essa le ragioni della miseria, del conseguente disagio e della protesta. Per quanto concerne la parte musicale, i testi provengono dal vasto patrimonio di cultura orale recuperato dalla cinquantennale ricerca sul campo dell’etnomusicologo Gastone Pietrucci, fondatore de La Macina e cantore-aedo degli stessi, affiancato dai suoi musicisti. Lo spettacolo, in un unico tempo, si impernia su due momenti:

1. Quello iniziale vede i bruscellanti sopraggiungere con il rituale ramo coperto di nastri a esprimere da un lato (dai testi di cultura orale) la frenesia dell’eros, del dispetto, dell’innamoramento, della primavera, simbolicamente evocata dall’antica figura del Fanciullo di Maggio, in una sorta di ossessione dionisiaca festosa di carattere popolare, segnata da scansioni ritmiche volte a suggerire la vocalità spaziale delle voci ‘a batocco’; dall’altro (dal manoscritto di Borrocci) un sotteso malcontento e latenti inquietudini, che la travolgente esuberanza non riesce a celare. Si delinea in tal modo un accenno di sfondo che, mentre sottrae l’evento-festa alla totale atemporalità, lo colloca in una prospettiva culturale e storica di cupo disagio sociale, evocata dalla calata dei Lanzichenecchi (“li Galli venienti”) e dal sacco di Roma, ove la carestia, i saccheggi, la miseria, la peste vengono, non appena evocati, respinti, ma di conseguenza implicitamente evidenziati, risultando ancor più gravemente incombenti. Tuttavia essi, in vari modi e forme, vengono esorcizzati: tramite ben diverse inquietudini, come quelle della fanciulla impaziente, del giovanotto focoso, dell’ansia di ripopolamento dei vecchi; oppure tramite il mito, come quello di Roma quale frontiera dell’utopia sociale, di cui prima, rovesciamente, era balenato il profilo di terra devastata dalle violenze del sacco; e, sopra a ogni cosa, la necessità esistenziale e culturale della festa: “Fa’ che più non si rasiona se non di ballare et de manecare et far feste allegramente”.

2. Il momento successivo si incentra sul rito del corteo nuziale e del toccamano, fino all’interminabile elenco dotale che scrupolosamente annota e legge l’affannato (e affamato) Notaio, artista dell’ars ‘buccolica’, maccheronica derivazione etimologica da bucca, bocca, valoroso rappresentante di una lunga teoria di ingegnosi, istruiti e sfortunati maestri dell’espediente della sopravvivenza. I Cantori, musici di occasione ma figure espressamente dionisiache, capaci di evocare, con saltarelli scatenati e arcaiche misure musicali, l’eros, il lavoro e la fatica dei campi, la dolorosa constatazione dello sfruttamento e la necessità di affermazione sociale, danno voce e suono all’ebrezza dell’amore o alla disperazione. Le immagini traggono da atteggiamenti e composizioni gestuali di incisioni e arti figurative del Cinque-Seicento popolari e dalle raffigurazioni pittoriche dei mesi tardo quattrocentesche, trasferiti tutti in una sorta di metatemporalità accennata e sorridente. Le voci, bilingui (lingua della produzione comica scritta cinquecentesca e antichi volgari della Marca, di tradizione orale), si innestano su impianti ritmici mossi e variati che utilizzano impostazioni tonali, diagrammi vocali, registri e risuonatori della vocalità attinente ai richiami e ai canti ‘a batocco’, ‘a biroccio’, ‘a dispetto’, ‘a mietere’, etc. ai ritmi delle castellane e saltarello; mentre emergono suggerimenti gestuali e inflessioni tonali della Commedia dell’Arte.

La vocalità percorre ogni suggestione, per riferire la multiforme esistenza delle forme e della loro incessante, ciclica, mutazione.

Allì Caracciolo

 

14/08 Operetta Morale a PIEVETORINaCUORE

Martedì 14 agosto 2018, presso il Parco Rodari del Comune di Pieve Torina (MC), vi proponiamo

 

 

una coproduzione Sperimentale Teatro A – La Macina

OPERETTA MORALE

Dialogo di un Attore di Teatro e di un Passeggere

di Allì Caracciolo

Concerto per Voci recitanti, Canto, Musica solista, Danza

dedicato alla Terra di Marche, alla sua bellezza, alla sua gente, a ogni rinascita:

«dune di un deserto ilare | quietamente abitato»

 

NOTE DI REGIA:

Lo spettacolo, il cui titolo parafrasa una celebre OPERETTA MORALE del grande poeta recanatese Giacomo Leopardi, il DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE, cui intende rendere omaggio, rappresenta un itinerario attraverso la bellezza[1]: da quella più esterna e visibile del paesaggio della Terra di Marca, compresa solo da chi sa andare oltre l’apparente allentamento delle forme, fino a scoprirne il celato Nume (non un’apollinea misura ma un volto altro del Dioniso, che esprime nel silenzio il suo furore più alto e misterico), a quella delle Città che vi si incastonano quali tarsie in simbiosi di materie e colori. Da esse alla preziosa teca dei Teatri, storici emblemi di bellezza, altro complesso, celato, nume.

Qui s’apre il divario tra Attore, di conoscenze più dinamiche, e Passeggere, attaccato a stereotipi passivamente acquisiti. A quale idea di bellezza si riferisce ciascuno nel ricercarla, o nell’asserirne l’indispensabile presenza all’esistere? È qui che si distingue l’idea di bellezza come apparenza solo esterna dalla Bellezza come sostanza dell’agire umano e sociale.

Ed è ancora qui che Teatro si fa emblema di tale divario della idea di Bello: da un lato plauso, piacere, eccellenza, divertimento, prestigio, tale lo sprovveduto ed esaltato Passeggere; dall’altro rigorosa ricerca, una sorta di rito che attraverso il corpo e la mente attinge alle radici dell’essere: “un linguaggio che ricomincia senza fine l’atto della propria distruzione”, atto che attraverso l’esistere esprime l’essere.

Bellezza dunque non si riduce a un canone estetico, ma è sostanza dell’Humanitas, della consapevolezza, cioè, di essere uomini, di cui costituisce il valore etico di verità e civiltà, inattaccabile dalla distruzione del bello, operata dalla volgarità del potere, del danaro, della intolleranza.

Teatro si fa veicolo di tale ‘etica della bellezza’ proprio in quanto “la vita è il doppio del teatro” e riflettere sul Teatro è riflettere sulla vita. Come afferma l’Attore: “La bellezza è la potenza dell’anima” e, in un apparente rovesciamento: “Diventare anima è il segreto della bellezza”.

Bellezza che va protetta e salvata dallo sfacelo dell’indifferenza, allo stesso modo in cui quando è minacciata da catastrofi naturali quali il sisma, la forza della rinascita è l’espressione più alta della forza di vivere: “Noi siamo ginestre”, dichiara l’Attore; come la ginestra di Leopardi tenacemente torniamo a rinascere su terreno arido di distruzione.

Lo spettacolo è una coproduzione tra due gruppi storici del teatro e della ricerca musicale: lo Sperimentale Teatro A e La Macina. Il canto di arcaiche risonanze di Gastone Pietrucci, etnomusicologo ed esecutore dei canti popolari di tradizione orale marchigiana da lui riscoperti, qui scelti in connessione con i vari temi trattati, è accompagnato dai suoi musicisti, che sono anche compositori delle musiche soliste, in un Concerto in cui le vocalità degli attori creano una partitura persistente nel comune orizzonte armonico che definisce la cifra musicale dello spettacolo.

Allì Caracciolo

[1] Lo spettacolo nasce sull’omonimo testo di Allì Caracciolo, pubblicato da Vydia editore in Femminile plurale. Le donne scrivono le Marche, 2014.

 

INTERPRETI E  MUSICI

Fabio Bacaloni                Attore – Danza

Maria Novella Gobbi        PasseggereVoci d’Aria

Genny Ceresani                 Voci d’Aria, Doppio dell’Attore – Danza

Allì Caracciolo                   Voci d’Aria

Gastone Pietrucci               Voce del Canto

Adriano Taborro               Violino, chitarre, oud – Direzione musicale

Marco Gigli                        Chitarra, voce

Roberto Picchio                 Fisarmonica

Riccardo Andrenacci       Batteria, percussioni

Giorgio Cellinese            Coordinamento tecnico La Macina

Giorgio Sposetti              Coordinamento tecnico Sperimentale Teatro A

*Musiche originali composte da Adriano Taborro e Roberto Picchio

Regia   Allì Caracciolo