I fatti di Macerata: “IL GESTO DI UN FOLLE”


I recenti eventi mi obbligano moralmente a esprimere alcune riflessioni per solidarietà umana e coscienza politica:

Non mi sta bene tutto questo rumore sulla parola “FOLLE”. Non si può sminuire la gravità di quanto accade relegando sull’isola dei folli un gesto che tutto è tranne che una manifestazione di un borderline. Stiamo attenti a questo giudizio facile che liquida comodamente cose ben più gravi.

Dietro il “folle” c’è un’area di pensiero (e azione) purtroppo sempre più estesa e agguerrita, espressione di una quantità numerica tutt’altro che trascurabile. Non facciamo i soliti errori di valutazione, a cominciare dal lessico, che invece rappresenta un segnale d’allarme serio di superficialità critica e di facile accantonamento di cose ben gravi. Capisco che i politici e intellettuali più acuti se ne rendano conto, ma quello che conta maggiormente è l’opinione pubblica che formiamo, soprattutto attraverso la stampa, i media e vari generi di comunicazione.

È necessario individuare innanzitutto la giusta misura lessicale per descrivere gli eventi, sì da non creare eccitazione e fanatismi imitativi, ma nemmeno circoscrivere nella solita responsabilità dell’individuo singolo un fenomeno che ha alle spalle evidenti ideologie e ben saldi gruppi, perfino istituzionalizzati.

Se è vero, come lo è, che il linguaggio è la rappresentazione diretta dei fatti, si faccia attenzione alle parole che usiamo per non raccontare fatti diversi dalla loro reale natura.

Allì Caracciolo