E poi fijo ti lavo coll’acqua chiara


 

 

Interpreti
Maria Novella Gobbi, Fabio Bacaloni

Costumi
Maurizio Agasucci

Regia
Allì Caracciolo

 

 

 

LO SPETTACOLO

Si inscrive nell’arcaica misura della terra e dell’acqua, una delle Grandi Madri più misteriche e insieme di maggiore immediatezza popolare. Tale emerge dai testi di tradizione orale, Maria, Madre che il divino sforza contro la sua stessa dimensione di dolore e di donna. Per questo, nelle raffigurazioni di lei, la potenza immaginifica del soprannaturale e la carnale oscura fonte del pianto convivono confluendo nella parola come assoluta forza materiale e simbolica. Parola che, di conseguenza, possiede potenza evocativa e magica. 
È qui che acquisisce valenza uno dei simboli che ne orientano i sensi profondi. Maria, Sophia santa, fa dell’acqua, dato della vita e della morte, il mistero del suo essere madre, e madre-sotto-la-croce, come dal vino, indice sacro del figlio, origina segno di vita, trascinato nella volgare violenza della
crocifissione che solo la coordinata metafisica riscatta dalla barbarie dell’umano. In tal modo anche il divino è recuperato in una drammatica significazione della storia e della iniqua sofferenza generata dagli uomini.
I testi, in diversi volgari, direttamente recuperati dalla memoria affidata alla tradizione orale, e pertanto in via di sparizione, si susseguono e fondono in una drammaturgia che si propone di restituire una cultura nella sua lingua, sonorità e vocalità, attraverso un “cantato” che, recuperando intonazioni, registri e diagrammi vocali, nonché in qualche caso le stesse lacune di memoria dell’informatore (vedi Canto della Lavandaia), riporta alle origini in cui nasce la parola-canto all’interno dell’evento, in cui cioè il dolore si fa simbolicamente pianto, la storia canto e lamento. Sì che oralità e memoria divengono la ‘scrittura’ che attraversa il tempo.

 

Allì Caracciolo